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Epilogo

Epilogo · Pagine dell’edizione a stampa 338–339

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Epilogo

Questo studio si è aperto con una foto­grafia otto­cen­tesca della casa di Jacopo Galli sulla piazza anti­stante San Lorenzo in Damaso: un angolo di Roma alla vigilia di una tras­for­ma­zione. Le case dei Galli furono demo­lite e con esse scomparve il ricordo del luogo in cui si erano incont­rati il cardi­nale Raffaele Riario, Jacopo Galli e Michel­an­gelo. Quando queste tre vite stra­or­di­narie si incro­cia­rono, Riario era impeg­nato ad accre­scere il pres­tigio della propria fami­glia e ad assi­cur­arsi un potere dura­turo. Galli sperava di cogliere le oppor­tu­nità offerte dai suoi legami con Riario e dalla sua posi­zione al centro della rina­s­cita cultu­rale e commer­ciale del rione Parione. Michel­an­gelo, giovane artista ambi­zioso e ben intro­dotto, giunse a Roma desi­de­roso di sfrut­tare le pros­pet­tive che Riario e Galli potevano offrirgli. L’impulso dell’artista ad affer­mare il proprio talento nel confronto con i maestri antichi era stato colti­vato nel giar­dino di scul­ture di Lorenzo de’ Medici e si era recen­te­mente mani­fes­tato a Roma quando egli si era rivelato autore del Cupido dormi­ente. Il cardi­nale Riario affidò a Michel­an­gelo una commis­sione decisiva, sfidan­dolo a studiare figure antiche e a trovare lo ‘spirito’ per riva­leg­giare con esse attra­verso una nuova statua. Il Bacco di Riario cons­acrò la posi­zione di Michel­an­gelo con un’opera apprez­zata da un commit­tente pres­ti­gioso e ritenuta degna di entrare in una colle­zione di antichità.

Benché si sia supposto che Michel­an­gelo prefe­risse ‘fonti’ auten­ti­ca­mente clas­siche nell’ideazione del suo Bacco, egli trasse invece ispi­ra­zione dal Bacco marmoreo di Antonio Fede­righi, dalle statu­ette bronzee fioren­tine e dal testo del Libellus, elaborando una reinter­pre­ta­zione unica del soggetto. La collo­ca­zione prevista per la statua potrebbe essere stata all’interno di una colle­zione in giar­dino conc­e­pita per intro­durre gli ‘dei’ pagani nella sfera quasi divina del palazzo di Riario, rispec­chi­ando proba­bilm­ente l’aspirazione di quest’ultimo a riva­leg­giare con la raccolta del cardi­nale Giuliano della Rovere. In un’epoca segnata dalla fiducia nella missione di conver­sione e conquista oltre­mare della Chiesa, il Bacco si accordava con i temi predi­letti da Riario nella sua commit­tenza di poesia, teatro e predi­ca­zione: una nuova era di trionfo cris­tiano era stata prean­nun­ciata dalle antiche profezie, che ora si compi­vano attra­verso l’ascesa al potere di Riario. Mentre prose­gui­vano i lavori al suo Palazzo San Giorgio, il Bacco proba­bilm­ente non raggi­unse mai la resi­denza del cardi­nale, rimase in depo­sito presso Jacopo Galli e divenne infine proprietà di Galli e dei suoi eredi. La sua espo­si­zione nell’Isola Galli finì per rappre­sen­tare il sostegno di Galli a Michel­an­gelo e una colla­bo­ra­zione che ebbe un ruolo cruciale, sebbene tras­cu­rato, nella carriera dell’artista.

L’affascinante perso­na­lità di Galli, i rapporti di Michel­an­gelo sia con Galli sia con il cardi­nale Riario e la lunga perma­nenza del Bacco e del Giovane arciere nelle case della fami­glia Galli si sono offus­cati nella memoria. Soltanto negli ultimi decenni gli storici hanno comin­ciato a esami­nare seria­mente il ruolo dei nobili romani come Galli nel plas­mare le tras­for­ma­zioni anti­quarie, cultu­rali ed econo­miche della città. Anche il cardi­nale Riario è rimasto nell’ombra per il peso della damnatio memo­riae operata da Ascanio Condivi, ulte­rior­mente rafforzata dalle cond­anne moderne del suo stile di vita mondano. La scoperta fonda­men­tale compiuta da Michael Hirst nel 1981, secondo cui il commit­tente origi­nario del Bacco era il cardi­nale Riario e non Galli, mise a nudo la falsa pista indi­cata da Condivi. Eppure, nono­stante questa scoperta, sono persis­titi i frain­ten­di­menti sul contesto in cui nacque il Bacco.

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Tenendo conto delle dina­miche di potere, delle reti cultu­rali e degli impulsi intel­let­tuali che deter­min­a­rono gli scambi tra Riario, Galli e Michel­an­gelo, questo studio ha cercato di correg­gere le inter­pre­ta­zioni errate del passato attra­verso un riesame comples­sivo della commit­tenza di Riario, dell’importanza di Galli come inter­me­diario fra Michel­an­gelo e il cardi­nale, della crea­zione del Bacco e del Giovane arciere nell’ambiente di Riario e Galli e della vivace storia succes­siva delle scul­ture nell’Isola Galli. Ha fatto luce sulla costru­zione del Palazzo San Giorgio, su importanti commis­sioni legate a Riario, sugli inizi della carriera di Michel­an­gelo con il sostegno di Riario e Galli e sul profondo rapporto dell’artista con il loro ambi­ente romano. Attin­gendo a un ampio vent­aglio di fonti storiche — soprat­tutto agli atti di Senilis e ai libri conta­bili della banca Galli-Balducci — ha messo in discus­sione la visione tradi­zio­nale di Michel­an­gelo come artista plas­mato dal neopla­to­nismo fici­niano e rimasto estraneo all’influenza dei suoi primi incontri con Riario e Galli a Roma. Ha ricos­truito la dram­ma­tica caduta dei Riario dopo la perdita di Imola e la congiura Petrucci, nonché il declino dei Galli provo­cato dal devas­tante Sacco del 1527. All’indomani del Sacco, il Bacco, deli­be­ra­ta­mente esposto privo della mano, rimase una testi­mo­ni­anza dure­vole del rapporto dei Galli con Michel­an­gelo, consen­tendo loro di riven­dicare il proprio ruolo decisivo nella carriera dell’artista metten­done in scena la riva­lità con l’antico. Alla fine, tuttavia, i Galli non pote­rono resis­tere alle pres­sioni per vendere il Bacco ai Medici, che se ne appro­pri­a­rono a Firenze per i propri scopi.

Poiché questa ricos­tru­zione si è concen­trata sulla forma­zione, lo scio­gli­mento e la deli­be­rata cancel­la­zione di una colla­bo­ra­zione fra Riario, Galli e Michel­an­gelo, restano aperte molte vie per ulte­riori ricerche. Tra queste vi sono l’evoluzione della commit­tenza di Riario nel Cinque­cento, il coin­vol­gi­mento di Michel­an­gelo nell’ambiente anti­quario romano nella fase succes­siva della sua carriera, l’intersezione fra la Camera Apos­to­lica e le reti bancarie che sosten­evano i progetti archi­tet­to­nici e artis­tici a Roma, oppure il ruolo più ampio della nobiltà romana nella commit­tenza dei potenti cardi­nali. La conver­genza di inter­essi artis­tici, finan­ziari e poli­tici che unì Riario, Galli e Michel­an­gelo — e fu deter­mi­nante per la crea­zione del Bacco — rimane un terreno fecondo di discus­sione e dibattito.